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In viaggio

Il Claustrum Sancti Johannis tramanda significati e valori del cammino verso il Dio Vivente, quello stesso cammino che  Charles Loyson (1827-1912), noto anche come padre Hyacinthe, intraprese per la propria redenzione e per la rigenerazione della Cristianità (pro Ecclesia ventura”). 
loysonnotredCelebre predicatore di Notre-Dame, egli lasciò la Chiesa Cattolica (pur continuando poi, per molto tempo, a definirsi cattolico nel senso di universale e quasi in contrasto con quella che gli appariva come la parzialità della Chiesa Romana) in occasione del Concilio Vaticano I, in cui fu proclamato il dogma della infallibilità papale (1870).
Loyson iniziò allora una predicazione indipendente, che – ricollegandosi idealmente a quanti nel passato si erano opposti al curialismo (oltre alla tradizione gallicana precedente di Bossuet, ricordiamo in Italia i vescovi di Potenza, Giovanni Andrea Serrao, e di Canosa, Domenico Forges Davanzati) – doveva dare corpo alla “Riforma Cattolica”, non dissimile dal Vetero-Cattolicesimo che in quegli stessi anni si formò, associandosi nella Conferenza Episcopale di Utrecht.
Ma il suo percorso, alla fine, si rivelò diverso.
Loyson fondò nel 1878 (lo stesso anno in cui moriva in Italia David Lazzaretti, fondatore della Chiesa Giurisdavidica e molto legato alla Francia cristiana) la Chiesa Gallicana, che aprì il suo primo luogo di culto il 9 febbraio 1879 a Parigi. Fino ad allora, il termine “gallicano” – da Gallie, Gaules – aveva designato semplicemente la Chiesa di Francia nelle sue prerogative e istanze di autonomia: ora veniva a indicare una chiesa non solo nazionale, ma “dottrinale”.
Nel 1893 Loyson “affidò” la Chiesa alla Conferenza  Episcopale di Utrecht, avendo in precedenza declinato l’offerta di diventare egli stesso vescovo. Si firmerà ancora “prêtre” (prete), pur essendosi defilato dai ruoli istituzionali.
Negli ultimi due decenni della sua vita si dedicò a una visione/missione spirituale e universale del Cristianesimo, incontrando esponenti di tutte le religioni (tra i quali l’indù Swami Vivekananda), frequentando culti di diverse Chiese Cristiane, citando l’Avesta zoroastriano nel suo testamento spirituale (1893), ricevendo sul letto di morte la benedizione di un amico musulmano.
Questo peregrinare, questa comunione aperta, dovevano essere i segni della “Nouvelle  Église”, per definire la quale egli si servì di una espressione di De Maistre: “la Rivelazione delle Rivelazioni”.
Morì il 9 febbraio 1912, dopo aver invocato il suo e nostro “douce Jesus“. Il suo funerale si svolse nella Chiesa oratoire_du_louvre_temple_de_l_oratoireRiformata dell’Oratoire del Louvre, uno dei centri del Protestantesimo “liberale” (il cui pastore Wilfred Monod lavorò poi a recuperare il valore morale della fede dei Catari, segnatamente riguardo il problema del male nel mondo). Un sacerdote della Chiesa Apostolica Armena cantò inni di commiato.
Già in difficoltà quando Loyson era vivo, dopo la sua morte la Chiesa Gallicana in Francia subì traversie e frammentazioni. Oggi il panorama gallicano presenta comunità che richiamano il tradizionalismo cattolico delle “Petites Églises”, spesso ben distanti dallo spirito loysoniano, mentre la Chiesa detta di tradizione Gazinet è portatrice di una visione latitudinaria della fede, più in linea con il pensiero di padre Hyacinthe. Un elemento molto positivo è che varie chiese gallicane sono accomunate dalla inclusione del mondo animale nella riflessione spirituale e nella prassi ecclesiale.

Il Claustrum Sancti Johannis  trova nel percorso di Loyson (dalle radici cattoliche, sulle quali si è modellato – anche dialetticamente, e perfino in modo conflittuale –  il Cristianesimo occidentale con la sua ricchezza filosofica, simbolica, poetica, fino all’afflato universalista degli ultimi anni), un tracciato spirituale degno, onesto e fecondo.
E se Loyson si sentiva solo (facendosi a tratti solitario) e  per lo più incompreso, fino a soffrirne con grande angoscia, è allora un piccolo atto di giustizia che a cento anni dal suo trapasso si sia formato un centro di fede che si richiama alla sua visione.
Il Claustrum Sancti Johannis custodisce alcuni codici ideali-espressivi cattolici (ad esempio le litanie mariane, sublimi per quel lirismo mistico che attinge al lato “materno” di Dio), pratica la sobrietà nel culto e la responsabilità del singolo proprie della Riforma protestante, testimonia lo spirito di ricerca, l’apertura al Sacro e la fede nella apocatastasi (la salvezza di ogni creatura) che sono patrimonio dell’Universalismo.
Questa  tensione alla sintesi spirituale è frutto, per usare le parole del teologo riformato svizzero Kurt Guggisberg, “non di relativismo, ma di umiltà e rispetto“.
Conserviamo il Simbolo Apostolico (o romano-gallico), l’unico credo cristiano antico che si propose senza violenza e anatemi, e crediamo che esso vada interpretato con fedeltà all’essenza e latitudine di spirito rispetto alla lettera, ragion per cui non lo ritenimo vincolante per il fedele. Con piacere osserviamo che anche Chiese “tradizionali”, nella storia e nell’attualità cristiana (ad esempio la Chiesa Riformata di Strasburgo ai tempi di Bucero, la African Episcopal Methodist Church oggi), propongono ai fedeli l’adesione a tale cristallo dottrinale, non richiedendo quella al controverso credo niceno e al “dannante” (e perciò “dannato” credo atanasiano).

Il pan-Cristianesimo 

Il Claustrum Sancti Johannis è di orientamento pan-cristiano, in quanto accoglie spunti di pensiero e prassi da tutte le componenti del Cristianesimo.
Il pan-cristianesimo nacque come movimento d’opinione attivo nei primi due decenni del ‘900: esso mirava soprattutto a trovare i punti di contatto tra le tradizioni cristiane mainstream (cattolicesimo, protestantesimo e ortodossia).
Il pan-cristianesimo oggi è di respiro più ampio: la scoperta di materiali paleo-cristiani a Nag Hammadi, tra molte altre acquisizioni di ricerca, ha dischiuso nuovi orizzonti sui “cristianesimi perduti”, una incredibile varietà di percezioni e interpretazioni della missione di Cristo. Noi crediamo che tale varietà alluda alla ineffabilità della Parola di Dio, fluente dall’Eterno e dall’Infinito (v. Testi)
Pan-Cristianesimo significa anche individuare e accogliere  la presenza del Cristo Redentore in tutte le tradizioni e le culture spirituali dell’umanità.

Il Cristianesimo Spirituale
Il Cristianesimo Spirituale è una corrente religiosa iniziata con Gesù stesso, che di continuo proclamava il primato dello Spirito come forza interiore conduttiva al Regno di Dio.
Sebbene radicato nei Suoi insegnamenti – che non sono vincolati a forme esteriori, pur facendo un uso generoso di simboli viventi in una predicazione esistenziale, trasformativa –  il cuore spirituale del Cristianesimo doveva presto essere velato o scartato da molti capi della Chiesa, i quali ingaggiarono feroci lotte uno contro l’altro su sottigliezze di dogma e di procedura.
Il Cristianesimo Spirituale raccoglie cristiani i quali  ritengono che il “Padre” di Gesù non debba essere totalmente ed esclusivamente identificato con il Dio di Israele (il quale talora appare opposto, nel suo porsi, all’ideale divino di Cristo), ma anche con altre visioni del Creatore, in particolare con quelle del profeta iraniano Zarathushtra, e più in generale con tutte le visioni paterne, amorevoli ed edificanti .
Una fatto deve essere compreso fin dall’inizio: a causa della sua intrinseca natura universalista e pan-cristiana, il Cristianesimo Spirituale non è mai stato limitato a questo o quel gruppo. Anche se il suo messaggio è più visibile in piccole minoranze e individui isolati (perché le Chiese di massa si coinvolsero sempre più in questioni di potere ideologico e politico), vi sono sempre stati membri di Chiese mainstream che hanno affermato una sana visione. Inoltre, i reietti dalle grandi Chiese, che hanno insistito su una visione integrale, cosmica, onnicomprensiva – dunque, spirituale – del Cristo, avevano tuttavia idee diverse su molti argomenti e non possono essere considerati un corpo unitario e coerente di pensatori.
Dopo queste premesse, dovremmo cercare di indicare alcuni dei principali esponenti del Cristianesimo Spirituale quale ha preso forma dal XV secolo in poi: persone come Sebastian Franck (1499-1542), maestro del paradosso e ribelle contro le chiese mondane, i quaccheri William Penn (1644-1718) e Isaac Penington (1616-1679), la “visionaria” Jane Leade (1604-1724), fondatrice della Philadelphian Society a Londra, lo storico luterano dissidente Gottfried Arnold (1666-1714),  il maestro dei German Baptists – o Dunkers – Alexander Mack (1679-1735),  il teologo anglicano William Law (1686-1761), il mistico francese Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803), ecc.
Per taluni aspetti anche lo scrittore russo Lev Tolstoj (1828-1910) – malgrado le sue frequenti cadute razionaliste –  può essere annoverato tra i cristiani spirituali, così come il fondatore de Trascendentalismo statunitense, Ralph Waldo Emerson (1803-1882), uno dei primi “transcristiani” (coloro che, pur mantenendo la loro fede in Gesù, apertamente dichiarano la necessità di essere ricettivi ad altri oracoli dello Spirito, da diverse tradizioni) e, su tutt’altro versante teologico, Søren Kierkegaard (1813-1855), padre dell’ esistenzialismo cristiano.
Anche nell’opera di un pensatore cattolico come Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955) o di un ortodosso come Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev (1874-1948) si rilevano caratteri cristiano-spirituali, ma il problema, qui, è che le Chiese cui appartenevano hanno rifiutato, sottovalutato o comunque non utilizzato il loro contributo alla vera religione e sono ovviamente ancor meno disposti ad accettare e tesaurizzare approcci apertamente “eterodossi”. Tra i secoli XIX° e XX secolo, oltre alle tendenze spiritualiste nei movimenti di riforma cattolica, dalla Chiesa Giurisdavidica di David Lazzaretti (1834-1878) alla Chiesa Mariavita polacca, testimone della sobrietà che è segno del Santo Spirito, e a singoli pensatori cattolici (come Maine de Biran) protestanti (come Albers Schweitzer), ortodossi, (come Pavel Evdokimov) troviamo ancora una volta tra i Quaccheri pensatori di elevata caratura “pneumatica”, quali Thomas Kelly, Howard Brinton, con le sue dottrine del “Logos evolutivo” e del “misticismo etico”, e Rufus Jones, autore di una decisiva opera sui riformatori spirituali del ‘600.
Tra le più recenti reviviscenze del Cristianesimo Spirituale si può citare la corrente “mazdeo-cristiana”, che opera al fine specifico di individuare e valorizzare i nessi sottili che uniscono lo Zoroastrismo e il Cristianesimo: tra i suoi esponenti, lo statunitense Ken Vincent, autore di varie opere sull’argomento, nonché ricercatore sulle NDE (Near-Death Experiences) e gli italiani Michele Moramarco e Graziano Moramarco, autori del volume I Magi eterni. Da Zarathushtra a Gesù. Una visione mazdeo-cristiana.

Una comunità libera
Siate monaci!”  scrisse con intento paradossale Loyson rivolgendosi a tutti i cercatori di Dio, e Kierkegaard parla del “singolo” come del Suo interlocutore ultimo, autentico. L’uno e l’altro echeggiavano il “logion” 54 del Vangelo di Tommaso, in cui Gesù dice: “Beati voi, solitari (…), perché troverete il Regno”. Questa singolarità dell’uomo è la garanzia di un rapporto personale con Dio.
La libertà tende al volo, simbolo dell’Altissimo (ʿĒl ʿElyōn). Ed è un riparo dalle brutture “orizzontali”, mondane, inestirpabili da parte umana, poiché la natura tutta porta i segni della Caduta.
La semplice unione di singoli è permeabile agli influssi divini.
Quando le Chiese si fondano su criteri territoriali o collettivi sono destinate, come la storia dimostra abbondantemente, alla degenerazione.
La Chiesa è tale in quanto libera convergenza dei singoli verso l’Altissimo.
Ma la sua libertà è quella dello Spirito. Non ha nulla a che fare con la licenza del peccato, anzi, ne è il contrario. Ed è una libertà che deriva dalla e tende alla Verità suprema, dunque non è “centrifuga”. Come affermò W.G.Bannister, moderatore del Sinodo Rimostrante dell’Ulster nel 1892:
Ricordate: la libertà, per quanto preziosa, è in sé solo una negazione. E’ semplicemente la rimozione degli ostacoli alla ricerca della verità. Ma una domanda di gran lunga più importante è: che verità avete trovato, quando avete avuto la libertà?….”

Una comunità johannita
L’apostolo Giovanni è per tradizione il “patriarca” della Chiesa spirituale. Questo – come traslazione del mandato di essere “figlio” di Maria, manifestazione della saggezza divina (Sophia) (Gv. 19, 27) – è il “grande officio” cantato da Dante:
«Questi è colui che giacque sopra ‘l petto
del nostro pellicano, e questi fue
di su la croce al grande officio eletto» (Par. XXV, 114).
Durante la sua storica visita negli Stati Uniti, Charles Loyson ricevette del predictore congregazionlista Henry Ward Beecher (1813-1887) la definizione di profeta della Chiesa di Giovanni.
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